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IV. Considerazioni Finali

La presente relazione è intesa a rispondere alla domanda se, nei termini scientifici storico-religiosi, Scientology dovrebbe essere considerata come una religione in tutte le circostanze. Non ha trattato una certa mancanza di “divino” e di “escatologia”, né la presenza di un’etica codificata e di una riforma politica. Questo perché né la mancanza né la presenza di queste caratteristiche è utile allo scopo di un giudizio scientifico.

Nella fondazione di una scienza delle religioni, E.B.Taylor ha escluso dalla definizione di religione “la credenza in una divinità suprema o in giudizio dopo la morte”. Riguardo a questo, potremmo aggiungere che nel caso di Scientology non ci sono omissioni denigratorie, ma omissioni edificanti una struttura religiosa che in realtà trascende sia la teologia sia l’escatologia cristiana.

Per illustrare questo, vi darò l’esempio di una specifica divergenza dalla linea escatologica tradizionale: con il concetto del thetan come un essere immortale, completamente al di fuori dei limiti di un periodo storico, o di vita, il dibattito escatologico sulla “fine” non ha significato.

La presente relazione risponde a qualsiasi possibile domanda obiettiva affermando inequivocabilmente
che Scientology è una religione...

In conclusione, che cosa rende Scientology riconoscibile come religione è in primo luogo la sua somiglianza con le altre religioni (già descritta in questa relazione). Inoltre, e in particolare alla luce della distinzione occidentale tra “civico” e “religioso”, tutto ciò che viene detto o fatto in Scientology può e deve avere un senso nella nostra cultura solo se compreso come una religione.

Per questo, la presente relazione risponde a qualsiasi possibile domanda obiettiva affermando inequivocabilmente che Scientology è una religione, per il suo contenuto teoretico con l’elemento della salvezza, per il suo rituale de-storificante, per l’impulso di proselitismo di tipo profetico, e per l’organizzazione ecclesiastica che, tra le altre cose, determina il proprio rapporto con l’organizzazione degli stati in cui viene accolta tra i cittadini.

Dario Sabbatucci
12 dicembre 1983

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